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Angelo Galantino

11 settembre. Noi lo ricordiamo. Loro lo celebrano. Da 25 anni.

2026-09-01 17:02

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11 settembre. Noi lo ricordiamo. Loro lo celebrano. Da 25 anni.

La propaganda commemorativa di al-Qaeda per l'11 settembre non è un'improvvisazione, è un genere con una sua storia interna.

Per l'opinione pubblica occidentale il 25° anniversario dell'11 settembre è il momento in cui una ferita storica si chiude in una cornice definitiva: cerimonie, nomi letti ad alta voce, minuti di silenzio. Per la rete jihadista globale è l'esatto opposto. È un appuntamento retorico, un momento in cui rivendicare pubblicamente la propria esistenza e la propria continuità. Le due date coincidono sul calendario e non hanno nulla in comune nel significato.

 

Un rituale con venticinque anni di storia

La propaganda commemorativa di al-Qaeda per l'11 settembre non è un'improvvisazione, è un genere con una sua storia interna. As-Sahab, l'organo mediatico del nucleo storico, produce contenuti dedicati alla ricorrenza fin dagli anni immediatamente successivi all'attacco. Il punto di svolta retorico arriva nel 2019, per il 18° anniversario, quando Ayman al-Zawahiri pubblica un video di oltre un'ora, And They Shall Continue to Fight You, in cui non celebra semplicemente l'attacco ma lo difende punto per punto davanti a un pubblico di ulema islamici, rivendicando la legittimità religiosa di aver colpito il Pentagono e chiedendo esplicitamente se sarebbe stato lecito colpire anche il Campidoglio o la Casa Bianca.

Il modello si ripete ogni anno con variazioni di intensità. Per il 24° anniversario, nel settembre 2025, il monitoraggio di MEMRI ha documentato una campagna social coordinata da ambienti pro-al-Qaeda, con la richiesta esplicita ai sostenitori di inviare foto da ogni parte del mondo per una raccolta commemorativa globale e un collegamento retorico diretto tra l'11 settembre e la causa palestinese. Un dato che colpisce per la sua persistenza: anche settori di Hay'at Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo siriano che ha rotto formalmente con al-Qaeda nel 2016 e il cui leader oggi guida lo stato siriano, hanno continuato a celebrare la ricorrenza e a fare l'elogio dei suoi leader storici. La rottura organizzativa, in altre parole, non ha cancellato l'appartenenza simbolica.

 

Lo stato della rete, non della sua immagine pubblica

Il riscatto da 50 milioni di dollari incassato dal Gruppo per il sostegno all'Islam e ai musulmani (JNIM) nel Sahel e redistribuito lungo la rete fino ad al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), la resilienza della macchina di propaganda della Islamic State West Africa Province (ISWAP) nonostante un colpo reale alla sua leadership e il caso, ancora da verificare con cautela, della presunta ricostituzione di Tarnak Farm in Afghanistan: nel mio articolo La rete jihadista non sta sopravvivendo: si sta riorganizzando ho ricostruito nel dettaglio questo quadro. I tre pilastri, finanza, propaganda, addestramento, che si ricostituiscono ogni volta che uno viene colpito, sono esattamente il tipo di materiale su cui si costruisce oggi il dibattito internazionale sul 25° anniversario.

 

Un dibattito che si è riacceso proprio in questi giorni

A ridosso della ricorrenza, il mondo degli analisti anglosassoni discute apertamente una domanda che venticinque anni fa sarebbe stata impensabile: al-Qaeda ha vinto? Il 2 settembre il Program on Extremism della George Washington University terrà un panel dal titolo esplicito, 25 Years On: Where Is Al-Qaeda Now?, la cui premessa è che il nucleo storico, dato da molti per sconfitto nell'immaginario pubblico, coesiste con affiliati che vivono il decennio più prospero della loro storia, dal blocco dei rifornimenti di carburante a Bamako da parte della filiale saheliana ai progressi di al-Shabaab in Somalia, fino al rilancio finanziario e propagandistico di AQAP verso il pubblico occidentale.

Su questo terreno si è inserito, il 20 agosto, un lungo saggio di Graeme Wood su The Atlantic, intitolato Did al-Qaida Succeed?, che sostiene una tesi scomoda e in parte opposta alla lettura più diffusa: al-Qaeda centrale sarebbe sistematicamente sopravvalutata dagli stessi esperti di terrorismo, una lettura che schiera Wood al fianco di analisti come Thomas Hegghammer, Cole Bunzel e Daniel Byman, contro l'impostazione di Bruce Hoffman, considerato il decano degli studi sul terrorismo negli Stati Uniti. È corretto darne conto, per onestà intellettuale: non tutti gli osservatori seri leggono la sopravvivenza della rete come segno di forza strategica, alcuni la leggono come segno che al-Qaeda centrale, in quanto organizzazione capace di pianificare un nuovo attacco su scala paragonabile a quello del 2001, è oggi largamente irrilevante, mentre ciò che conta sono le sue filiali, entità sempre più autonome che si muovono secondo logiche locali.

 

Un dettaglio che merita di essere segnalato

Proprio gli ambienti di HTS che, come si è visto, hanno continuato a celebrare l'11 settembre anche dopo la rottura formale con al-Qaeda, sono oggi guidati da un uomo che meno di un anno fa è stato ricevuto alla Casa Bianca. Ahmed al-Sharaa, il leader di HTS meglio noto fino a poco tempo fa come Abu Muhammad al-Jolani, ha visitato New York per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 22 settembre 2025 e Washington l'8 e il 10 novembre 2025, primo capo di stato siriano a varcare la soglia della Casa Bianca dal 1946. La rimozione del suo nome dalla lista statunitense dei terroristi è arrivata il giorno prima della visita. Non è un'illazione ma un fatto verificabile e resta uno dei paradossi più netti di questo anniversario: il percorso che porta da un gruppo affiliato ad al-Qaeda al tavolo del presidente degli Stati Uniti si è compiuto nell'arco di pochi mesi.

 

Quello che ancora non sappiamo

Il pattern storico dice che la vera ondata di propaganda, poster, video, eventuali pubblicazioni dedicate, arriva sempre negli ultimi due o tre giorni prima della data, mai prima. Per un anniversario tondo come il 25°, la domanda non è se ci sarà un investimento comunicativo superiore alla norma, ma quale forma prenderà e soprattutto chi tra al-Qaeda e Stato islamico deciderà di reclamare per sé il peso simbolico della cifra tonda.



Immagine creata con A.I.

 

Fonti


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